BEATRICE

 

 

 

 

 

                                                                                                                                            

·        Scende nell’inferno e intercede per Dante presso Virgilio → Inferno  II, v 43-142

·        Appare gloriosa a Dante nel Paradiso terrestre, e lo guida→ Purgatorio XXX - XXXIII  Nella purificazione spirituale

·        Guida Dante nell’ascesa al Paradiso, e gli illustra l’ordine→ Paradiso I Universale

·        Intercede per Dante presso S. Pietro→ Paradiso XXIV, v. 1-30

·        Illustra a Dante la rosa dei beati→ Paradiso XXX

·        Assisa nell’anfiteatro celeste, riceve la lode di Dante→ Paradiso XXXI, v. 52-93

 

 

Virgilio è la guida di Dante nel viaggio attraverso i nove cerchi infernali e nell'ascesa al monte del Purgatorio. Dalla settima Cornice del Purgatorio ai due poeti si affianca Stazio, che ha completato il cammino di purificazione e si accinge ad ascendere al Paradiso. Giunti nel Paradiso Terrestre, Virgilio saluta Dante e si appresta a tornare nel Limbo.

Beatrice si sostituisce al poeta latino nel ruolo di guida attraverso i nove cieli del Paradiso.

Giunti nel decimo cielo, l'Empireo, Beatrice torna al suo seggio nella Candida Rosa ed il ruolo di guida, nell'ultimo tratto del viaggio ultraterreno, viene assunto da S. Bernardo di Chiaravalle.

 

BEATRICE: PERSONA E PERSONAGGIO

 (1266 - 1290)

 

La vita di questa donna celeberrima, ispiratrice del grande poeta Dante Alighieri, è avvolta nel mistero.

Non si sa se sia vissuta realmente o se questa figura femminile "tanto gentil e tanto onesta" sia frutto della pura fantasia del poeta. Secondo alcune ricostruzioni di storici vicini a Dante, e secondo le notizie raccolte dal Boccaccio, Beatrice potrebbe essere stata la figlia di Folco Portinari, uno dei priori di Firenze nel 1282. I Portinari, famiglia di origine fiesolana, abitavano a Firenze vicino alla casa di Dante. Folco Portinari aveva avuto sei figlie, ed una di queste, andata in sposa ad un tale Simone de Bardi, morì nel 1290 a soli ventiquattro anni. Poiché le date ed i luoghi di questa ricostruzione coincidono con quanto Dante riporta nella sua Vita Nova, la ragazza potrebbe essere la famosa Beatrice. Le sorti della giovane donna fiorentina ispirarono Dante a tal punto che il nome di Beatrice è rimasto a noi come sinonimo di purezza, colei che accompagna il divino poeta in paradiso. Beatrice viene da Dante definita, nel sonetto "Tanto gentile e tanto onesta pare", in un modo straordinario, cioè come una "cosa venuta / di cielo in terra a miracol mostrare". "Cosa" è il termine dell'indefinibile, e le parole di Dante indicano che Beatrice fu, insieme, una donna realmente vissuta, una creatura celeste, un riflesso dell'ansia di ascesa spirituale e di purificazione del poeta.

 


Beatrice donna appartiene alla sfera privata della vita di Dante, alla sua giovinezza fiorentina, agli anni della maturazione umana e poetica. Anche se i riscontri storici sono scarsi, nessuno dubita che Beatrice sia realmente esistita e che sia da identificare con la Beatrice, o Bice Portinari, sposa di Simone De' Bardi, morta giovanissima l'8 giugno del 1290. Dante, all'inizio l'amò secondo i canoni dell'amor cortese, cantando la dolcezza del suo sguardo, "che 'ntender no la può chi no la prova", la bellezza del suo volto, la grazia e la modestia dei suoi gesti. Presto, tuttavia, quell'amore acquisì un significato diverso, libero da ogni aggancio con la realtà terrena, stimolo ad una profonda introspezione umana e morale.

 

 

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BEATRICE DA DONNA ANGELICATA A SIMBOLO DELLA TEOLOGIA

 

 

Dante è riuscito, come il suo amore voleva, a far rifulgere il nome di Beatrice di uno splendore vivo e profondo come pochi altri nomi umani. Ma la luce che si irradia da lei non rende facile conoscerla, poiché si chiude in un mistero che non è agevole penetrare e sfugge di mano come un fantasma inafferrabile a volerla fermare entro i limiti di un simbolo o la psicologia di un personaggio storico.

L’uno e l’altro modo non servono con lei: Beatrice è con Dante in un rapporto molto più intimo e profondo di tutti gli altri personaggi della Divina Commedia, più dello stesso Virgilio. E’ una cosa tutta speciale, è un pò l’anima stessa di Dante, la luce della sua anima. Per questo bisogna accostarsi a lei con molta delicatezza: la sua poesia è una delle più difficili, poiché si tratta di un tema tutto interiore e della più chiusa stanza dell’animo di Dante, e per coglierla è necessario seguire con attento orecchio le indicazioni che il poeta ci dà là dove la sua parola lascia intravedere la segreta roccaforte.

Per Dante, l’amore, è all’origine del mondo e ha infuso in esso, e in particolare nell’uomo, il desiderio di sé, in un perpetuo anelito d’amore, di tensione verso l’Uno. E’ in questa prospettiva  che si può inquadrare la figura grandiosa di Beatrice. Dante, volendo tornare a Dio, non vuole certo perdere l’amore per la sua donna; accanto ad un amore infinito vuole conservare anche quello finito, l’uno non deve alienare l’altro e, nel tentativo di portare l’amore per una donna dentro il cuore di Dio, Dante scopre il principio dell’analogia: Dio si fa conoscere attraverso dei segni. Ecco quindi che il poeta ha l’intuizione audacissima di vedere Beatrice in questa prospettiva: egli, attraverso di lei, fa esperienza di Cristo e del Divino.

Beatrice, infatti, apre e chiude tutto il cammino di Dante uomo e poeta, fino ad esserne guida  nel regno della beatitudine.

In tutte le opere di Dante Alighieri, dalle rime giovanili alla Divina Commedia, la figura di Beatrice occupa una posizione di netto rilievo. La sua figura è ancora, in par te, avvolta nel mistero, tuttavia non ci sono dubbi sul fatto che essa sia realmente esistita.

Stando a quanto affermano le cronache fiorentine, Beatrice sarebbe in realtà Bice Portinari, figlia di Folco Portinari; ella fu sposa di Simone de’Bardi e morì, giovanissima, l’8 giugno 1290.

La figura di Beatrice è legata in modo indissolubile all’intera esperienza artistica di Dante.

Secondo quanto egli scrive nella Vita nuova, il poeta avrebbe incontrato per la prima volta Beatrice all’età di nove anni (numero che rappresenta la perfezione, poiché multiplo del numero tre della Santissima Trinità); Dante avrebbe, sempre secondo quanto è scritto nella Vita nuova, incontrato Beatrice nove anni dopo, a diciotto anni, nel 1283: in questa data, Dante colloca l’esordio della propria attività poetica e il rinnovamento della sua vita a opera dell’amore.

Inizialmente, l’amore di Dante per Beatrice seguì i canoni dell’amor cortese, e il poeta cantava la dolcezza del suo sguardo, la bellezza del suo volto, la grazia e la modestia dei suoi gesti.

Presto, tuttavia, quell'amor e acquisì un significato diverso, libero da ogni aggancio con la realtà terrena, e portò il poeta a una profonda analisi di se stesso.

 

 

 

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La figura di Beatrice nella Vita Nuova…

 

La Vita nuova è la prima opera organica di Dante, composta probabilmente fra il 1293 e il 1295, negli anni della giovinezza del poeta. Tutta quest’opera è incentrata sulla vicenda che riguarda l’amor e di Dante per Beatrice, sin dal loro primo incontro.

L'incontro con Beatrice diventa il punto di svolta della maturazione umana e poetica di Dante, la cui vita è, da quel momento " rinnovata dall'amore".

Dante, infatti, racconta che il suo primo incontro con Beatrice avvenne, quando entrambi avevano nove anni, numero che identifica il miracolo.

Nella Vita Nuova viene delineato il cammino interiore che porta il poeta a comprendere come il fine del suo amore non sia legato a nulla di materiale, neppure al semplice saluto, elemento pur così caro all’amor cortese. Unico fine dell'amore è per il poeta cantare le lodi della sua donna: Beatrice è per Dante uomo stimolo per l'introspezione spirituale e per Dante poeta fonte di ispirazione letteraria.

Al termine della Vita Nuova Dante, che ha compreso la svolta impressa dalla donna alla sua spiritualità, ma è ancora incapace di trasferire nella realtà questa acquisizione dell'anima, promette di non scrivere più di lei se non quando potrà farlo in modo completamente degno.

Gli eventi descritti nella Vita Nuova sono minimi dal punto di vista dei fatti reali ma carichi di un forte significato simbolico. L’amore per Beatrice non è cosa terrena, perde la sua concretezza umana, è come un’apparizione sovrannaturale.

“Apparve vestita di nobilissimo colore, umile e onesto, sanguigno, cinta e ornata alla guisa che alla sua giovanissima etade si convenia”. (“Il primo incontro con Beatrice”, Vita Nuova, cap. II).

Beatrice indossa una veste color rosso scuro, che rappresenta l’onestà; gli aggettivi “umile” e “onesto” significano modesto e dignitoso, come il portamento di Beatrice.

Il saluto e la lode di Beatrice sono due temi centrali della Vita Nuova, come testimonia il celebre sonetto “Tanto gentile e tanto onesta pare”, in cui Dante descrive gli effetti che Beatrice provoca in chi la guarda: quando Beatrice passa, “ogne lingua deven tremando muta, e lì occhi no l’ardiscon di guardare”. Questi effetti sono tipici della donna angelo del Dolce Stil Novo.

Con la morte di Beatrice, Dante supera definitivamente lo stilnovismo, l’amor e per la donna diventa un aspetto dell’amore per Dio.

Beatrice è in cielo, ed è pianta da Dante, poiché l’ha perduta, ma l’amore diventa una sorta di elevazione della mente nel divino.

Nella Vita Nuova, l’aspetto di Beatrice ha tutta la soavità della giovinezza, tanto che Dante la chiama “angiola giovanissima”.

La Beatrice della Vita Nova non è la Beatrice della Divina Commedia. C'è in lei qualcosa di generico e di indistinto, è ancor a una fanciulla che passa e sorride.

L’amore di Dante per Beatrice ha tutte le caratteristiche dell’amor e giovanile, in tutta la sua purezza; tuttavia, non è ancor a ben delineato, ma appare vago, più sogno che realtà. I motivi della lode e del saluto non sono rapportati alla vita concreta, ma appartengono ancora a quei topoi del Dolce Stil Novo. Beatrice stessa appare quasi come un oggetto di contemplazione, privo di concretezza umana, ma “ella è creatura tanto vera e viva, che non è possibile dubitare della sua esistenza”.

Nella Vita Nuova, Beatrice è specchio della giovinezza di Dante, e la sua figura cambia di pari passo al mutamento e alla crescita del poeta, fino alla sua opera più matura, la Divina Commedia.

 

…e nella Divina Commedia

 

L'inizio della Divina Commedia riprende il filo della narrazione, interrotto con la conclusione della Vita Nova.

La crisi spirituale e poetica in cui lo aveva gettato la morte di Beatrice, fa perdere a Dante la retta via e lo fa smarrire in una selva oscura, allegoria del peccato. La nuova e definitiva svolta nella vita del poeta s i compirà sempre nel nome di Beatrice. E' lei, infatti, non più donna ma creatura angelica a dare inizio al processo di salvezza e di parallelo recupero della propria identità del poeta, inviando in suo soccorso Virgilio, il maestro dal quale Dante prese “lo bello stilo”, cioè lo stile tragico, e che sarà la sua guida in tutto il viaggio attraverso l’Inferno e il Purgatorio. Virgilio però non può accompagnar e Dante nel Paradiso, e lo spiega a Dante nel primo canto dell’Inferno, dicendo che “quel lo imperador che là sù regna, perch’io fù ribellante alla sua legge, non vuol che ‘n sua città per me si vegna”.

Nel Paradiso la guida del poeta è, dunque, la stessa Beatrice.

Beatrice ha una funzione di primo piano nella Divina Commedia, sin dal momento in cui scende nel Limbo per chieder e a Virgilio di soccorrere Dante, smarrito nella selva s cura. La sua bellezza ha ancora delle caratteristiche tipiche del Dolce Stil Novo (“Lucevan li occhi suoi più che la stella”, dice Virgilio nel canto II dell’Inferno), ma la sua funzione salvifica non è più immediata; Beatrice non è più un oggetto passivo di amore, ma è una donna che agisce.

L’amore per Beatrice aiuta Dante a maturare e a elevarsi verso Dio; nel Paradiso, el la guida Dante alla scoperta della verità rivelata, spiega a Dante l’ordine della Provvidenza e chiarisce i dubbi del poeta.

Beatrice diventa quasi il simbolo della teologia. Questa “funzione dottrinaria” di Beatrice attenua, senza però eliminare del tutto, l’intensità del rapporto umano tra Dante e Beatrice.

Dante incontra per la prima volta Beatrice sulla sommità del Purgatorio, dove si trova il Paradiso Terrestre. Ella appare tra canti angelici è avvolta in una nuvola di fiori. Dante, riconoscendo in lei l’amore della sua gioventù, rimane turbato e, accorgendosi che Virgilio è scomparso, si mette a piangere; Beatrice lo rimprovera per questo suo pianto e per aver tradito l’antico amore per lei e per aver smarrito la via che lo avrebbe condotto alla salvezza eterna.

Dante deve render e conto or a del suo tradimento verso Beatrice. Il suo amore si risveglia ancora più forte e intenso, poiché il poeta è ormai adulto: Dante afferma che il suo spirito “per occulta virtù che da lei mosse, d’antico amor sentì la gran potenza” (Purgatorio, canto XXX).

Amore, pentimento e vergogna fanno tempesta nel suo cuore. Nel suo rimprovero, Beatrice ha “il tono appassionato dell’amante tradita”, ma appare anche a Dante come “la madre al figlio par superba”, cioè come una madre sembra dura al figlio mentre lo rimprovera, anche se questa durezza è mossa dall’affetto.

Dunque, Dante si trova con Beatrice sulla vetta del Purgatorio, a mezzogiorno dell’equinozio di primavera.

Beatrice fissa gli occhi nel sole e Dante fa lo stesso. Improvvisamente, egli capisce di stare abbandonando la condizione semplicemente umana e di stare attraversando i l cielo. Beatrice spiega a uno stupefatto Dante come tutto ciò sia possibile, come la Provvidenza spieghi ogni fenomeno fisico e come solo l’uomo, poiché dotato di libera volontà, possa sottrarsi a questa.

Nel l’ultima parte del Paradiso, Beatrice e Dante giungono nell’Empireo, una sorta di decimo cielo che contiene i nove cieli (o sfere) del Paradiso e si differenzia dagli altri in quanto è immobile. È qui che Dante si appresta a separarsi definitivamente da Beatrice, poiché neanche il più puro e nobile amore umano non può fare da intermediario tra lui e Dio. Dante si volge a guardare Beatrice, e tutte le lodi che fino a quel momento ha tributato alla bellezza di lei non basterebbero a descriverla in questo momento (“La bellezza ch’io vidi s i trasmoda non pur là da noi, ma certo io credo che solo il suo fattor tutta la goda”, Paradiso, canto XXX, 16-18).

Dante canta per l’ultima volta la trascendente bellezza di Beatrice, con una vena di malinconia in vista della sua prossima dipartita, e riconosce la sua impotenza nel ritrarre una bellezza tanto grande e ineffabile.

Dopo aver condotto Dante nell’Empireo, Beatrice torna al suo posto nella candida rosa composta dalla moltitudine delle “bianche stole” dei santi e dai loro corpi luminosi; Dante si volge verso Beatrice per avere dei chiarimenti, ma al suo posto trova san Bernardo di Chiaravalle, un mistico molto dedito al culto della Madonna, che aiuta Dante a compiere l’ultimo tratto del suo viaggio, poiché per contemplare pienamente Dio non basta più la scienza teologica, cioè Beatrice, ma servono ardor e contemplativo e la grazia della Vergine. San Bernardo mostra a Dante Beatrice, seduta tra i santi nella candida rosa. È qui che Dante dà un ultimo, commosso sguardo a Beatrice, con un ringraziamento finale:

 

< < T u m'hai di servo tratto a libertate

per tutte quelle vie, per tutt'i modi

che di ciò fare avrei la potestate.

La tua magnificenza in me custodi,

sì che l'anima mia, che fatt'hai sana,

piacente a te dal corpo si disnodi> >

Così orai; e quella, sì lontana

come parea, sorrise e riguardommi,

poi si tornò all'etterna fontana.

(Paradiso, canto XXXI , 85-93)

 

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Citazioni

 

Argomento del Canto II

 

Mentre scende la sera, Dante si accinge ad iniziare il suo viaggio e, invocando le Muse, chiede che la sua intelligenza possa ricordare, comprendere e scrivere tutto ciò che vedrà. Iniziando il viaggio, tuttavia, il poeta è colto dal dubbio sulla sua capacità e sui suoi meriti. Virgilio lo conforta raccontandogli di come Beatrice stessa sia scesa nel Limbo per pregarlo di correre in suo aiuto, sollecitata dalla compassione di S. Lucia e della Vergine, e lo sprona ricordando come spesso la "viltà" distolga l'uomo dall'operare il bene.  Come i fiori che si schiudono ai primi raggi del sole, così l'animo di Dante è riscaldato dalle parole di Virgilio e, pieno di fiducia, il poeta si dichiara pronto a riprendere il cammino.

Inferno


Inf. II, 53;

Io era tra color che son sospesi,

e donna mi chiamò beata e bella,

tal che di comandare io la richiesi.

 

 

Argomento del Canto X

 

Mentre camminano fra i sepolcri infuocati, Dante chiede se sia possibile vedere i dannati che vi sono puniti, visto che il coperchio è sollevato e nessun custode impedisce di avvicinarsi. Virgilio, che ha compreso il segreto desiderio di Dante di parlare con qualcuno dei dannati, spiega che i sepolcri saranno chiusi solo dopo il Giudizio Universale e che il desiderio non espresso sarà soddisfatto.

Poco dopo, infatti, una voce esce da un sepolcro chiedendo a Dante di fermarsi perchè dall'accento l'ha riconosciuto come fiorentino: Farinata degli Uberti si solleva dal sepolcro ed inizia una lunga conversazione con il poeta al quale profetizza l'esilio, spiegando come ai dannati sia concesso conoscere il futuro ma non il presente.

Un altro dannato si leva dal suo sepolcro: è Cavalcante de' Cavalcanti che, riconosciuto l'amico di suo figlio Guido, chiede perchè anche a suo figlio non sia stato concesso lo stesso privilegio, poi, equivocando sul senso della risposta di Dante e credendo suo figlio morto, ricade nel sepolcro vinto dal dolore.

Dante riprende il cammino, rattristato dalla profezia di Farinata, ma Virgilio confortandolo lo invita ad attraversare il sesto cerchio per scendere nel cerchio successivo.

 

Inf. X, 131

«quando sarai dinanzi al dolce raggio

di quella il cui bell'occhio tutto vede,

da lei saprai di tua vita il viaggio».    

 

 

Argomento del Canto VI

 

 

 

Le anime dei morti uccisi con violenza fanno ressa intorno a Dante, in ansiosa ricerca di suffragi, fra questi ci sono Benincasa da Laterina, Guccio de' Tarlati, Federigo Novello dei conti Guidi, Gano degli Scornigiani, il conte Orso degli Alberti e Pierre de la Brosse.

Segue una precisazione dottrinale sull'efficacia delle preghiere stesse.

Virgilio chiede la strada per salire il monte del Purgatorio ad un'anima tutta sola in disparte e ritrova così Sordello, famoso trovatore di origini mantovane.

I due concittadini si abbracciano affettuosamente e Dante prorompe in un'apostrofe all'Italia dei suoi tempi, divisa da odii e rivalità, per concludere con una ironica invettiva contro Firenze.

 

Purgatorio

 

Pg. VI, 46;

Non so se 'ntendi: io dico di Beatrice;
tu la vedrai di sopra, in su la vetta

di questo monte, ridere e felice».   

 

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Argomento del Canto XXX

 

 

Non appena la processione si ferma, uno dei ventiquattro vecchi, che precedono il carro, chiama Beatrice e gli angeli lanciano fiori.

Avvolta in una nuvola di fiori appare Beatrice velata, Dante non può vederle il volto, ma sente nel cuore la forza dell'antico amore e confuso si volge verso Virgilio.

Ma il dolcissimo padre che l'aveva condotto fino a lì è scomparso e Dante non riesce a trattenere le lacrime.

Beatrice, severa, ricorda a Dante che ha motivi ben più gravi per piangere e lo rimprovera di aver osato salire a quel luogo di felicità: il poeta, assalito dalla vergogna, scoppia in pianto mentre gli angeli si impietosiscono per le aspre parole di Beatrice.

Beatrice accusa Dante, creato da Dio con disposizioni naturali felici, di aver seguito la retta via finchè i suoi occhi lo avevano guidato, ma di essersi allontanato per seguire vani obiettivi, una volta sopraggiunta la sua morte. Per salvare il suo poeta, caduto tanto in basso, Beatrice era scesa nel Limbo, per pregare Virgilio di guidarlo attraverso le perdute genti fin lì.

Solo dopo un pianto di pentimento sincero egli potrà bere l'acqua del Leté secondo la volontà divina.

 

Pg. XXX, 73; 

Guardaci ben! Ben son, ben son Beatrice.

Come degnasti d'accedere al monte?

non sapei tu che qui è l'uom felice?».

 

 

Argomento del Canto XXXI

 

 

Prosegue il colloquio fra Dante e Beatrice iniziato nel canto precedente.

La donna invita il poeta a confermare la verità delle sue accuse e a confessare la ragione dei suoi traviamenti, dimostrandogli che proprio la sua morte avrebbe dovuto fargli capire quanto fossero vani i beni terreni. Dante, profondamente pentito del suo traviamento, per la vergogna e il rimorso sviene.

Quando riprende i sensi il poeta si trova immerso nelle acque del Leté: Matelda gli tiene dolcemente la testa sott'acqua, in modo che possa compiere il processo di purificazione, poi lo conduce a bere le acque dell'Eunoè.

Matelda, infine, pone il poeta fra le quattro donne danzanti, che lo condurranno dinanzi a Beatrice, negli occhi della quale Dante vede riflesso il Grifone.

Nel frattempo le altre tre donne invitano Beatrice a svelarsi e Dante è colpito dal sovrumano splendore di lei.

 

 

Pg. XXXI, 80,

Poi, quando il cor virtù di fuor rendemmi,
la donna ch'io avea trovata sola

sopra me vidi, e dicea: «Tiemmi, tiemmi!».

 

 

Argomento del Canto XXXIII

 

Le sette donne, che simboleggiano le virtù intonano il salmo che lamenta la distruzione del tempio di Gerusalemme. Beatrice invita Dante ad avvicinarsi, dichiarandogli che i colpevoli della corruzione della Chiesa saranno presto puniti.

L'impero oggi vacante non rimarrà sempre senza erede, presto arriverà sulla terra un capo, inviato da Dio, che ucciderà la meretrice ed il gigante, riportando la Chiesa alla sua virtù originaria e ristabilendo l'ordine mondano.

È mezzogiorno e il gruppo giunge presso la fonte perenne.

Per ordine di Beatrice, Matelda guida Dante e Stazio a bere le acque dell'Eunoè, per recuperare il ricordo delle opere buone.

Infine Dante dichiara di aver compiuto la seconda cantica e di sentirsi rinnovato grazie alle virtù dell'acqua che ha bevuto, egli è quindi "puro e disposto a salire a le stelle".

 

Pg. XXXIII, 4.  

e Bëatrice, sospirosa e pia,
quelle ascoltava sì fatta, che poco

più a la croce si cambiò Maria. 

 

 

Paradiso

 

Argomento del Canto I

 

 

 

 

 

Riprendendo lo schema della poesia epica, come già avvenuto nei canti di apertura dell'Inferno e del Purgatorio, Dante inizia la cantica con l'esposizione dell'argomento, a cui subito segue l'invocazione alle divinità della poesia, qui rappresentate da Apollo stesso.

Riprende poi la narrazione del viaggio, interrotta all'ultimo canto del Purgatorio, con l'indicazione astronomica del giorno, l'equinozio di primavera, e dell'ora, il mezzogiorno.

Il poeta, volto il viso verso il sole, e poi in contemplazione di Beatrice, si sente travolto da una sensazione sublime e inenarrabile, dovuta al suo rapido salire verso il cielo. Davanti allo stupore meravigliato di Dante, Beatrice espone la teoria dell'armonia dell'universo e della naturale tendenza degli spiriti puri a salire verso Dio.

 

 

Pd. I, 1-6

La gloria di colui che tutto move

per l'universo penetra, e risplende

in una parte più e meno altrove.

Nel ciel che più de la sua luce prende

fu' io, e vidi cose che ridire

nè sa nè può chi di la sù discende.

 

Pd. I, 46   

quando Beatrice in sul sinistro fianco
vidi rivolta e riguardar nel sole:

aguglia sì non li s'affisse unquanco    

 

 

Argomento del Canto XXX

 
 
 
Come con la luce dell'alba le stelle piano piano svaniscono, così a poco a poco scompaiono dal cielo i nove cerchi luminosi e Dante, 
volgendosi verso Beatrice, la vede soffusa di una bellezza mai vista prima. 
Il poeta lamenta allora i limiti della sua arte: un'immagine di tale sovrannaturale bellezza va ben oltre le sue capacità di espressione e 
nessuna parola sarà mai in grado di rappresentarla. 
Dante e la sua guida sono giunti alfine nel cielo dell'Empireo, cielo di pura luce, di puro amore e di intelletto, dove Dante potrà 
contemplare le schiere degli angeli e quelle dei beati, rivestiti del loro corpo glorioso. 
Lungo un fiume di luce dalle rive cosparse di meravigliosi fiori primaverili, volteggiano lucenti fiammelle; nella visione successiva i fiori e 
le faville si manifestano nella loro vera forma di beati e di angeli che, disposti a corona intorno ad un lago di luce, si specchiano in esso. 
Quasi tutti gli scanni dei beati sono ormai occupati: un trono ancora vuoto aspetta l'anima dell'imperatore Enrico (Arrigo) VII, che, 
a causa di una morte prematura, non riuscirà a realizzare in terra la sua missione di giustizia e di pace.
 

Pd. XXX, 14,

a poco a poco al mio veder si stinse:

per che tornar con li occhi a Bëatrice

nulla vedere e amor mi costrinse.

 

 

Argomento del Canto XXXI

 

 

 

Sui beati disposti come petali di una candida rosa volteggiano, come uno sciame di api sui fiori, le schiere degli angeli.

Cantando la gloria e la bontà di Dio essi volano dalla luce divina alle anime beate, recando così loro l'amore e la beatitudine attinta alla fonte perenne della grazia.

Dante è preso da muta ed estatica contemplazione: i suoi occhi vagano su tutta la meravigliosa visione e dovunque legge beatitudine ed amore.

Si volge quindi verso Beatrice, ma al suo posto trova S. Bernardo di Chiaravalle, il grande mistico, fervente nel culto di Maria, che condurrà Dante per l'ultimo tratto del suo viaggio dove, per innalzarsi alla suprema visione di Dio, non basta più la conoscenza teologica, ma occorrono l'ardore contemplativo e la potenza della grazia.

Prima di seguirlo, Dante rivolge una fervente preghiera di ringraziamento a Beatrice, che siede nuovamente al suo posto nella rosa dei beati, poi leva gli occhi fino a contemplare la meravigliosa visione della Vergine Maria avvolta in una luce di bellezza e letizia.

 

Pd. XXXI, 56,59,

Uno intendëa, e altro mi rispuose:

credea veder Beatrice e vidi un sene

vestito con le genti glorïose.

 

 

Argomento del Canto XXXII

 

 

 

San Bernardo sosta a lungo in contemplazione della Beata Vergine, quindi illustra a Dante la disposizione dei beati nella rosa celeste.

La posizione delle anime sui diversi seggi della Candida Rosa non segue il caso, ma risponde a criteri e a ragioni divine che l'uomo non può arrivare a comprendere, perchè dettati da una giustizia superiore.

Quindi il santo invita Dante a rivolgere nuovamente lo sguardo a Maria che, risplendente di luce beata, appare circondata dagli spiriti sommi del Paradiso.

Ora è giunto il momento per Dante di accostarsi all'essenza stessa del mistero divino e affinché ciò sia possibile occorre chiedere il soccorso della grazia attraverso una preghiera accorata alla Madre di Dio.

 

Pd. XXXII, 9

Ne l'ordine che fanno i terzi sedi,

siede Rachel di sotto da costei

con Bëatrice, sì come tu vedi

  

 

I                                                                                                A