LA MADONNA NELLA DIVINA COMMEDIA

 

PRIMO MOMENTO

1. La selva oscura del male

2. La crisi personale di Dante

3. Superamento della crisi

 

   

Dante nella selva oscura

 

 

L’incipit della Commedia narra la condizione di crisi di Dante, autore e insieme personaggio protagonista del poema.

Si tratta di una crisi terribile, da cui sembra impossibile uscire. Gli ostacoli, simboleggiati dalle tre fiere, risultano insuperabili. Dante, respinto nella selva, sente la disperazione nel cuore ed è perfino tentato di suicidio, se vogliamo credere ad alcuni dantisti come il Pietrobono e il Salvadori.

Una crisi così spaventosa non può essere solo una crisi dei sensi, per cui il poeta avrebbe amato altre donne dopo la morte di Beatrice.

E’ lecito e opportuno riconoscere una crisi più ampia e profonda, una crisi dello spirito, che non esclude quella dei sensi.

Questo traviamento intellettuale è da intendere, secondo il Porena, “come allontanamento dalla ortodossia cattolica”. Il Nostro avrebbe perduto la visione cristiana della vita, del mondo e della storia.

Alcuni commentatori sono dell’opinione che l’abbandono della fede cristiana, sia dovuto ad una temporanea adesione alla filosofia averroistica, avendo Dante subito l’influenza dell’amico Guido Cavalcanti. Quali furono le conseguenze?

Averroè insegna che “omnia de necessitate eveniunt”: tutto procede secondo una concatenazione di cause ed effetti; ne consegue che non c’è spazio per le libere scelte dell’uomo e per un eventuale intervento della Provvidenza.

A scuoterlo da questa concezione deterministica interviene Virgilio, il quale rivela a Dante che il Cielo non è indifferente alla sorte sua e dell’umanità tutta 

 

SECONDO ELEMENTO

 

1. Il prologo in cielo

2. Virgilio e le tre donne benedette

3. Donna è lassù nel cielo

 

e donna mi chiamò beata e bella (Inf. II,53)

 

Nel secondo canto si ha come un prologo in cielo, che darà l’avvio a tutta l’azione della Commedia. Dante è sull’orlo della perdizione eterna, la sua sorte sembra segnata: ma, contro ogni determinismo, interviene proprio la Provvidenza.

Donna è lassù nel cielo che si compiange di questo impedimento e spezza il giusto, ma duro giudizio di Dio.

L’uomo, dunque non è solo, c’è un piano divino di salvezza che si realizza per intercessione di Maria, Madre di tutti gli uomini.

…………Tre donne benedette

Curan di te ne la corte del cielo (Inf. II, 124-125)

dice Virgilio a Dante.. La benedetta fra le donne dall’alto dei cieli volge il suo sguardo amoroso verso la terra e vede uno dei suoi figli in pericolo imminente di dannazione. Chiama Lucia, figura della grazia illuminante, e Lucia va da Beatrice, la donna di virtù, che tanto amò Dante e che ora sta per divenire veramente “scala al Fattore”.

Beatrice va da Virgilio che gli sarà guida fino a Lei.

Dante incomincia il suo itinerarium in Deum.

Per tutto l’Inferno è assente il nome di Maria: il suo cuore di madre non reggerebbe a vedere tanti suoi figli perduti.

 

 

Beato Angelico

Annunciazione a Maria

 

Esposizione del terzo elemento

1. Maria e le anime penitenti

2. La più grande di tutte le donne

3. Maria adorna di tutte le virtù

 

Il nome di Maria appare all’inizio del Purgatorio e precisamente nel canto III:

State contenti, umana gente, al quia

ché, se potuto aveste veder tutto,

mestier non era partorir Maria (w. 37-39)

Qui Dante ci stupisce: dove logicamente ci aspetteremmo il nome di Cristo Gesù, troviamo invece il nome di Maria.

La parafrasi esplicativa non presenta difficoltà: “se foste stati in grado di comprendere ogni cosa, non sarebbe stato necessario che Cristo si incarnasse.” Il nome di Maria, a posto del nome di Cristo, sta ad indicare che la Madonna, la Madre del Redentore, si staglia davanti alla mente di Dante, come Corredentrice del genere umano.

Ora, nella seconda cantica, si riprende il discorso teologico iniziato nel Prologo in cielo: lì Maria viene vista come Mediatrice di tutte le grazie, qui come Corredentrice.

Si delinea man mano la celebrazione della più grande di tutte le donne: la Madonna!

Nel canto V troviamo il bellissimo episodio di Buonconte da Montefeltro, il comandante dei Ghibellini nella battaglia di Campaldino, cui partecipò anche Dante sul fronte avversario.

Buonconte fu sconfitto e ucciso; il suo corpo non fu più ritrovato e la fantasia creatrice di Dante poté narrarcela liberamente e questa libertà ci rivela ancora una volta l’importanza che il Nostro dava alla Madonna nella storia della nostra salvezza. La morte di Buonconte avviene nel punto di confluenza dell’Archiano con l’Arno:

“quivi perdei la vista e la parola:

nel nome di Maria fini’,

caddi e rimase la mia carne sola” (Purg. V,100-102)

Il nome di Maria, gorgogliato da quella gola forata e perdente sangue è bastato, con una lacrima di pentimento, a salvare quell’anima fino ad allora peccatrice!

Veramente il nome di Maria, che come si è visto, appare la prima volta nel secondo canto dell’Inferno e l’ultima nell’ultimo del poema, è senza interruzione nel Purgatorio e nel Paradiso. Tuttavia, osserva il Chimenz, la Vergine-Madre di Dante non è quella delle devote, affettuose, ingenue leggende medievali: è il “termine fisso d’eterno consiglio”, è la provvidenziale, alta tutrice dell’umanità, è la regina dell’Empireo, la regina della gloria.

 

Maria modello di ogni virtù

E la Madonna è nominata altresì in tutte le sette balze del Purgatorio. La purificazione delle anime avviene non solo con la sofferenza delle pene fisiche secondo la legge del contrappasso, ma anche con la meditazione delle virtù opposte ai vizi capitali in cui erano cadute.

Sulla fronte del poeta un angelo scrive sette P, ognuno dei quali rappresenta uno dei vizi capitali e sette sono i gironi del Purgatorio, dove si espiano le colpe. Ad ogni vizio si contrappone la virtù contraria: alla superbia l’umiltà, all’invidia la carità, all’ira la mansuetudine, all’accidia la sollecitudine, all’avarizia la liberalità, alla gola la temperanza, alla lussuria la castità.

La sollecitazione alla riflessione di queste virtù viene alle anime attraverso esempi scolpiti o recitati e cantati.

Il primo esempio è preso sempre dalla vita di Maria, che risulta infine adorna di tutte le virtù, “il che si accorda col fervido culto di Maria, che tutto il poema dimostra, con la dichiarazione che Maria è la faccia che a Cristo più si somiglia (Par,XXXII,85), con l’averle assegnato in Paradiso il seggio più alto, col farla coronare regina del cielo”(Porena)

Nel primo girone,quello dei superbi, “la prima grande immagine di umiltà rivela una costante del purgatorio, quella che vede la Vergine Maria, come esempio sommo di ogni virtù”( Singleton)

 

Esempio di umiltà

Perché ivi era immaginata quella

ch’ad aprir l’alto amor volse la chiave;

e avea in atto impressa esta favella

“Ecce ancilla Dei”,propriamente

come figura in cera si suggella.(Purg,41-45)

Mentre l’Arcangelo Gabriele Le annuncia che è stata eletta Madre di Dio, Maria, non si gloria di questo singolare privilegio, ma umilmente si proclama “serva del Signore.”

 

Esempio di carità

Ben triste è la sorte degli invidiosi. Resi ciechi dalla invidia, in questo mondo non hanno saputo vedere i meriti altrui; ora, coperti di vil cilicio, con in dosso la ruvida veste dei penitenti, con gli occhi cuciti con un filo di ferro, odono voci misteriose, che lodano la virtù della carità, e proclamano esempi di questa virtù:

“La prima voce che passò volando

“vinum non habent” altamente disse

e dietro a noi l’andò reiterando.”(Purg,28-30)

E’ la carità di Maria, che, alle nozze di Cana, sollecita il suo Figlio a compiere il primo miracolo a favore degli sposi novelli, risparmiando loro una umiliante figura.

 

Esempio di mansuetudine

Salito alla terza cornice, quella degli irosi, visioni estatiche mostrano al poeta esempi di mansuetudine: la prima è quella di Maria che cerca Gesù.

“ivi mi parve in una visione

estatica di subito esser tratto,

e vedere in un tempio più persone;

e una donna, in su l’entrar, con atto

dolce di madre dicer: Figliuol mio,

perché hai tu così verso noi fatto?

Ecco, dolenti, lo tuo padre e io

ti cercavamo.”(Purg,XV,85-92)

Maria”con atto dolce di Madre” rimprovera Gesù di aver provocato ai Genitori tanto dolore con il suo abbandono.! All’ira dei superbi si contrappone la mansuetudine e la dolcezza della Vergine Madre.

Questi esempi di mansuetudine vengono rappresentati con una nuova tecnica, che riflette il progresso spirituale di Dante. Non si tratta più di sculture, né di voci volanti, percepibili dal senso della vista o dell’udito, ma di visioni estatiche e quindi più vicine all’esperienza mistica.

 

Esempio di sollecitudine

Nel girone degli accidiosi è mezzanotte: Dante procede mezzo assonnato, ma ad un tratto è scosso dall’arrivo di una moltitudine di anime che corrono velocemente

“e due dinanzi gridavan piangendo:

Maria corse con fretta a la montagna. (”Purg,XVIII,99-100)

Queste anime che furono tanto pigre, meditano la virtù contraria, la sollecitudine nel compiere il bene e non trovano esempio migliore di quello di Maria, che senza alcun indugio si affretta a visitare Elisabetta, che, in una località sui monti della Giudea, è in attesa di Giovanni il Battista.

 

Esempio di povertà

Un’antica immagine dantesca, che ci riporta alla memoria la più pericolosa delle tre fiere incontrate nel primo dell’Inferno, la lupa, simbolo dell’avarizia, ritorna ora nel ventesimo del purgatorio, che è il canto degli avari. Dante rivolge subito una amara apostrofe alla bestia:

“ Maledetta sie tu, antica lupa,

che più che tutte l’altre bestie hai preda

per la tua fame senza fine cupa.”(Purg,XX,10-12)

In questo contesto acquista maggior rilievo la virtù di Maria celebrata dalle anime che scontano il peccato dell’avarizia. Esse piangenti e dolenti così si esprimono rivolgendosi alla Vergine:

….Povera fosti tanto,

quanto veder si può per quello ospizio

dove sponesti il tuo portato santo”

Maria che partorisce in una stalla e non può offrire miglior giaciglio al suo divino Figlio, è l’esempio più lampante di una vita oltremodo umile e povera e di un distacco dai beni terreni come quello che Cristo proclamò nel Discorso della Montagna.

 

Esempi di castità e di temperanza

Negli ultimi due gironi del Santo Monte del Purgatorio gli esempi di virtù mariane sono presi da episodi già usati precedentemente.

L’episodio dell’Annunciazione era già stato usato nel girone dei superbi: Maria si proclama serva proprio nel momento in cui l’angelo le rivela che sarà madre del Salvatore. Ma nell’ultima delle sette balze viene da spiriti gridato il suo “virum non cognosco” a significare la perfetta castità della Vergine.

Nel girone dei golosi l’episodio delle nozze di Cana, già usato per gli invidiosi come esempio di carità, viene presentato come esempio di sobrietà o temperanza:

una voce risuonò che

“Poi disse: più pensava Maria onde

fosser le nozze orrevoli e intere

ch’a la sua bocca, ch’or per voi risponde. (Purg,XXII,142-144)

Maria dunque si preoccupava più che la cerimonia di nozze fosse dignitosa e completa, che della sua bocca, la quale ora intercede per loro.

Dal Purgatorio si elevano al cielo continuamente e in tutti i gironi lodi e invocazioni a Maria, ma ora veniamo a sapere che Maria stessa nell’Empireo eleva preghiere per le anime.

Adornata di ogni evangelica virtù, assunta in cielo dall’onnipotenza di Dio, Maria continua ad attendere al suo ufficio di Madre con quei sentimenti e con quell’affetto, con quelle delicatezze e finezze di amore, che sono propri di un cuore materno.

 

QUARTO MOMENTO

1. Trionfo di Cristo e di Maria

2. La visione di Dio

3. Tutte le generazioni mi chiameranno beata

 

Angelico: Incoronazione di Maria Regina del Paradiso

 

Ragioni artistiche hanno spinto Dante a raffigurarci due forme del Paradiso: una temporanea, effimera e l’altra eterna, immutabile. Si è parlato quindi di un paradiso artistico e di in paradiso teologico. Il poeta immagina di salire dal paradiso terrestre a quello celeste attraverso i cieli tolemaici: Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno.

In ognuno di essi gli vengono incontro le anime che hanno subito gli influssi delle varie costellazioni. Artisticamente la resa è oltremodo felice, tanto che è stato detto che l’arte rende eterno anche l’effimero.

Ma dal punto di vista della nostra ricerca vediamo che il nome di Maria In questa prima parte della cantica non compare molto frequentemente.

Nel canto III Dante incontra l’anima gentile e delicata di Piccarda Donati, con la quale ha un lungo e interessante colloquio sulla felicità delle anime del primo cielo e termina con queste parole:

Così parlommi, e poi cominciò ”Ave

Maria” cantando, e cantando vanìo (III,131-132)

I canti di Cacciaguida sono tra i più suggestivi della Commedia. Dante prende coscienza più profonda della propria missione e delle difficoltà e pericoli che dovrà affrontare per portarla onorevolmente a termine. Come vorrebbe Dante che fossero le città d’Italia?

“Fiorenza dentro dalla cerchia antica

ond’ella toglie ancora e terza e nona

si stava in pace, sobria e pudica.(XV,97-99)

a così riposato, a così bello

viver di cittadini, a così fida

cittadinanza, a così dolce ostello

Maria mi dié,chiamata in alte grida.(XV,130-133)

Più che una nostalgica rievocazione del passato, storicamente non esistito, si ha qui una proiezione nel futuro di un ideale di vita, che Dante poeta e profeta, addita all’umanità. Storicamente esatto è invece l’accenno alla devozione delle partorienti a Maria invocata tra i dolori del parto.

 

IL TRIONFO DI CRISTO E DI MARIA

Nell’architettura della terza cantica, particolare rilievo acquistano i canti dal ventitreesimo in poi. Con quest’ultimo siamo nel cielo ottavo, il cielo delle stelle fisse, il cielo degli spiriti trionfanti, del trionfo di Cristo.

Questo cielo dantesco è tutto un susseguirsi di paragoni che hanno “la chiarezza e la trasparenza dei cristalli.”

Dapprima c’è la similitudine dell’ uccello madre che attende la luce del giorno per vedere gli aspetti “desiati” dei dolci nati e procurare loro il cibo. L’uccello è paragonato a Beatrice. I cui occhi guardano in alto, verso quella parte del cielo, in cui stanno per apparire le schiere dei beati. Ed ecco apparire migliaia di lucerne e un Sole che tutte quante le accende: sono le schiere del trionfo di Cristo.

Il paragone col quale Dante ci rappresenta questa visione, è tra i più mirabili che l’arte del poeta abbia espresso:

quale nei plenilunii sereni

Trivia ride tra le ninfe eterne

che dipingono il ciel per tutti i seni

vidi sopra migliaia di lucerne

un Sol che tutte quante le accendea (XXIII,25-29)

In questo cielo dei trionfi splende la Vergine Maria, così che quello che teologicamente è il canto del trionfo di Cristo, artisticamente diventa il canto del trionfo di Maria: intorno a lei gira l’Arcangelo Gabriele, colui che disse Ave nella casetta di Nazaret e ora intona la lode della Donna del Cielo:

Così la circolata melodia

si sigillava e tutti gli altri lumi

facean sonare il nome di Maria (XXIII,109-111)

E i beati esprimono il loro affetto per Maria protendendo la propria fiamma in alto come il bambino tende le braccia verso la madre.

Ora i beati salgono all’Empireo. Dante rimira ancora “l’aiuola che ci fa tanto feroci” e vede il sole procedere sotto i suoi piedi; poi per virtù dello sguardo di Beatrice sale velocissimo al cielo Empireo che è:

Luce intellettual piena d’amore

Amor di vero ben pien di letizia

Letizia che trascende ogni dolzore (XXX,40-42 )

Qui potrà vedere i beati nelle loro fattezze umane.

Dante vedrà Beatrice in tutta la sua bellezza celestiale e il suo amore si esprime in una altissima preghiera.

Preghiera di Bernardo alla Vergine

A questa preghiera seguirà un’altra preghiera, quella di S.Bernardo, il santo innamorato di Maria che è vicino al poeta da quando Beatrice è tornata al suo seggio. Il benigno vegliardo lo invita a volgere gli occhi in alto

Tanto che veggi seder la regina

Cui questo regno è suddito e devoto.(XXXI,116-117)

E Dante vede una gran luce d’aurora che sormonta sulle altre, e intorno a una ”pacifica orifiamma”, vede gli angeli festanti:

Vidi a’ lor giochi quivi e a’ lor canti

Ridere una bellezza, che letizia

Era negli occhi a tutti gli altri santi (XXXI,133-135)

A Maria, alla regina del cielo, Bernardo innalzerà quella singolare preghiera che inizia con espressioni fatte di tesi e antitesi:

Vergine Madre, figlia del tuo figlio, umile ed alta

Il primo dei tre ossimori enuncia il dogma della verginità di Maria e la sua divina maternità; manca nell’esperienza umana un riscontro, ma i due stati della donna sono talmente grandi, che Dio volle riunirli in Maria.

nel ventre tuo si raccese l’amore

per lo cui caldo nell’etterna pace

così è germinato questo fiore.( XXXIII,7-9)

Il fiore della candida rosa dei beati che godono della visione di Dio, dei redenti dal sangue di Cristo, secondo Dante è germinato nel ventre di Maria:

Affermazione audace ma quanto mai espressiva e significativa, quasi che la Redenzione degli uomini sia avvenuta prima che sul Calvario, nel ventre di Maria, ”termine fisso d’etterno consiglio”

La preghiera di Bernardo in favore di Dante, affinché al poeta sia concessa l’ultima grazia della visione di Dio si chiude con un cenno a tutti i beati che insieme pregano per quell’uomo.

Vedi Beatrice con quanti beati

Per li miei preghi ti chiudon le mani.(XXXIII,40-41)

 

 

LA VISIONE DI DIO

Maria volge gli occhi all’eterno lume: la preghiera è esaudita. Gli occhi della Vergine Madre hanno pregato per Dante. Da quel punto la vista del poeta fu maggiore di quel che il linguaggio umano possa esprimere e può attingere la visione di Dio e raggiungere quindi l’ultima salute.

A l’alta fantasia qui mancò possa;

ma già volgeva il mio desio e il velle

sì come rota che igualmente è mossa

l’amor che move il sole e l’altre stelle (XXXIII,142-145)

Quell’ altezza di visione a cui lo ha sollevato l’ultimo lampo della grazia divina dura un istante, ma è bastato perché ormai il suo desiderio e la sua volontà si muovessero in tutto secondo la volontà di Dio.

Ora finalmente può chiudere il poema con un verso ampio, solenne e tranquillo nel nome di Dio che è amore e con amore governa e regola così i moti delle sfere celesti come quelli più ampi dell’anima umana.

La salvezza di Dante è compiuta. E’ stato un cammino aspro e amaro, impossibile a compiersi dall’uomo: eppure è stato possibile “per Maria” Infatti alla preistoria di questo viaggio c’è stato, come abbiamo detto parlando del Prologo in cielo, l’intervento della Vergine che frange il duro giudizio di Dio nei riguardi di Dante e degli uomini tutti.

Quindi possiamo riaffermare quanto già detto all’inizio del nostro percorso, cioè che tutta l’azione del Poema sacro parte da quello sguardo in giù, verso l’ultima lacuna dell’universo e si conclude con quello sguardo in su della Vergine verso “l’eterno lume.”

E’ la poesia dell’eterno dramma di peccato e redenzione. Ma è anche la poesia di Maria, Corredentrice del genere umano, Mediatrice di tutte le grazie, Madre di Dio e Madre nostra, degna di essere invocata “e mane e sera”:

Donna, sei tanto grande e tanto vali,

che qual vuol grazia e a te non ricorre,

sua desianza vuol volar sanz’ ali. (XXXIII,13-15

in te misericordia,in te pietate

in te magnificenza, in te s’aduna

quantunque in creatura è di bontade.(XXXIII,19-21)

Dante infine poté aver notizia, se non proprio conoscenza, di un altro e più prossimo evento: della processione che nel giugno 1311 accompagnò e celebrò la collocazione dell’appena ultimata Maestà di Duccio sopra l’altar maggiore del Duomo di Siena. Quel capolavoro, ove Maria in trono e con il Figlio nelle braccia è venerata da quattro ordini di apostoli, martiri, angeli e santi, è sormontato da una cornice alla cui cuspide sta il Cristo che tiene tra le braccia una infante in candide vesti, le mani giunte oranti, i teneri riccioli dei capelli che incorniciano un viso di bimba : forse la più bella incarnazione di figlia del tuo figlio.

La Maestà di Duccio di Buoninsegna è un monumentale dipinto, compiuto in circa tre anni, che doveva ornare l'altare maggiore del Duomo dove fu posto il nove giugno 1311 e da cui fu rimosso due secoli più tardi per essere trasferito nel 1978 al Museo dell'Opera. Grandioso capolavoro, conclude l'esperienza pittorica del '200

 

 

TUTTE LE GENERAZIONI MI CHIAMERANNO BEATA (Luca,1-48)

Fin dai primi secoli il culto di Maria si è esteso dall’oriente fino all’occidente.

Tutte le generazioni hanno celebrato e continuano a celebrare le lodi e la grandezza della Beata Vergine

 

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