PARADISO DANTESCO

 

 

    Dante in Paradiso miniatura del '500

 

Nella terza cantica Dante è all’ultima fase del suo viaggio ultraterreno. Non è più guidato da Virgilio che rappresenta la ragione bensì da Beatrice (teologia) con cui attraversa il Paradiso, luogo di beatitudine eterna per le anime giuste. Ciò simboleggia l'impossibilità per l'uomo di giungere a Dio per il solo mezzo della ragione umana: sono necessari uno scarto intuitivo e un diverso livello di "ragione divina", rappresentati appunto dalla teologia. Prima di entrare nell'Empireo, Dante cambia di nuovo guida: Beatrice lo lascia per cedere il posto a San Bernardo di Chiaravalle in quanto per vedere Dio non basta soltanto la teologia bensì Dante ha bisogno di uno slancio mistico. Mentre l'Inferno ed il Purgatorio sono luoghi presenti sulla terra, il Paradiso è un mondo immateriale, etereo, diviso in nove cieli: i primi sette prendono il nome dai pianeti del sistema solare (nell'ordine Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno), gli ultimi due sono costituiti dalla sfera delle stelle fisse e dal Primo mobile, il Paradiso infatti, non poteva essere posto da Dante se non dove lo colloca l’insegnamento cristiano ossia nell’alto dei cieli; secondo la dottrina aristotelico-tolemaica che il poeta segue, la Terra è immobile al centro dell’Universo ed intorno ruotano nove cieli concentrici che sono più veloci nel loro moto rotatorio quanto più sono alti. Il nono è il più veloce fra tutti, spinto dal desiderio di congiungersi in ogni sua parte ad ogni parte dell’Empireo che immediatamente lo sovrasta; c’è però per il pensiero dantesco e cristiano un decimo, immobile che tutti li circonda: l’Empireo che non è costituito da materia ma solo da luce intellettuale, pienezza d’intelligenza ma anche pienezza d’amore. Dante più che raccontare uno spostamento, racconta una serie di diversi scenari che appaiono nei nove cieli, un susseguirsi di visioni. Ecco dunque la poetica della luce: attraversare tutta la cantica. La luce come testimonianza di Dio, come sua emanazione recepita più o meno fortemente secondo la vicinanza all’Empireo. Oltre che sull’apparizione di luce, la visione è basata sulla metamorfosi delle immagini; così Dante mostra fiumi che diventano laghi, fiori che si trasformano in beati.

 

 

LA  LUCE

 

Dante introduce il tema lirico della luce nel terzo canto del Paradiso. Essa ha una funzione di capitale importanza, infatti tutto ciò che si manifesta a Dante appare sotto forma di luce. La luce ha un vero e proprio significato allegorico: rappresenta la grazia nel senso più ampio del termine; e non a caso alla luce costante e crescente dei cieli del Paradiso si contrappone il buio eterno dell' Inferno e l' alternarsi di giorni e di notti nel Purgatorio. Ma perchè tanta luminosità? Perchè la scelta della luce come materia preminente della terza cantica? Forse perchè nell' idea di Dante due soli elementi umani sono confacenti alla rappresentazione del regno di Dio, due elementi che sono in Dio stesso: l'armonia e la luce.
Il concetto chiave di tutto il viaggio allegorico che Dante compie nella commedia è la conversione dell' uomo di fede da uno stato di peccato ad uno stato di grazia, da una selva oscura ad una luminosa beatitudine (Singleton)
Nel poema appaiono tre guide: Virgilio, Beatrice, S. Bernardo; tre luci, appartenenti ad uno schema ben definito, che illuminano l' intelletto del viandante nel suo moto verso l' alto, verso la visione di Dio. Virgilio (lumen naturale) rappresenta la luce naturale dell' intelletto, la luce concessa ai filosofi a cui mancava la più elevata illuminazione della fede. Beatrice (lumen gratiae) è l' illuminazione della fede mediante la quale la divina verità si rivela a noi, luce che oltrepassa le facoltà naturali dell' uomo. S. Bernardo (lumen gloriae) sostituisce Beatrice, egli è quindi la guida prescelta ad assistere gli ultimi sforzi del viaggio di Dante per condurlo alla visione suprema della divinità.
Man mano che che il viaggio si sposta dalla sfera infima alla somma si rendono evidenti certe gradazioni; nel Paradiso le anime non sono più delineate con la nitida chiarezza dell' Inferno e del Purgatorio: esse sono aeree ed immateriali, fantasmi evanescenti dai contorni sfumati la cui forma si dissolve fino a divenire pura luce man mano che aumenta il grado di virtù e di beatitudine che li avvicina a Dio.
Nel terzo canto siamo appena all' inizio di un crescendo che culminerà nell' Empireo e l' apparenza delle anime ricorda ancora vagamente quella umana. Ma già la luce, per quanto ancora tenue, trabocca prepotentemente da tutti i versi. In un primo tempo essa si sprigiona dai versi, dalle immagini, senza che vi si alluda esplicitamente. E' luce calda e mite nel ricordo del primo amore di Dante per Beatrice "Quel sol che pria d' amor mi scaldò 'l petto (Pd 3, 1)" , e nell' accenno a Beatrice stessa "...dolce guida / che sorridendo arde negli occhi santi (Pd 3, 23/24)" , quindi a Piccarda "...tanto lieta / ch' arder parea d' amor nel primo foco (Pd 3, 68/69)" .Poi appare Costanza, che non ha più una fisionomia umana, ma è pura luminosità; in seguito dalla luce intensa ma non ancora abbagliante dell' imperatrice si arriva, in un crescendo, alla trasfigurazione di Beatrice che lascerà Dante senza parole.
Le immagini che ritraggono all' inizio ( "quali per vetri trasparenti e tersi / o ver per acque nitide e tranquille " Pd 3, 10/11) e alla fine del canto ( "...come per acqua cupa cosa " Pd 3, 123 ) quell' apparire e scomparire di labili forme traducono entrambe una realtà rarefatta dove i colori e le forme tendono a sfaldarsi: entrambe sottolineano una fase di trapasso dove la figura umana ancora sopravvive, seppur ridotta a tenue fantasma, prima di sciogliersi, nei cieli seguenti, in pura luce.
 

Il transumar di Dante verso il Paradiso

 

 

  Transumar Dante in Paradiso

 

 

 

 

STRUTTURA FISICA DEL PARADISO DANTESCO

 

* La sede vera e propria dei beati è l' Empireo, un cielo non fisico ma spirituale in quanto è al di là dei cieli naturali (materiali).

* Le anime scendono ad incontrare Dante nei vari cieli per rendere manifesto alla sua percezione umana l'ordinamento morale del Paradiso.

* Ogni anima si presenta nel cielo in base alla sua virtù praticata sulla terra.

* I cieli sono nove sfere concentriche, sono composti di materia cristallina incorruttibile e ruotano intorno alla terra. In ognuno di essi, tranne l'ultimo, c'è un pianeta o una stella.

* Nei primi tre cieli compaiono anime di minore perfezione. Le anime però sono soddisfatte e non desiderano altra posizione; la gratitudine non può avere gradazioni.

* Nel cielo delle stelle fisse Dante subisce un esame teologale da parte degli apostoli.

* L'Empireo è pura luce intellettuale ed è la vera sede dei beati. Questi appaiono disposti sui gradini di un anfiteatro paragonati ad una candida rosa.

* I beati appariranno a Dante con la forma che avranno nel giorno del giudizio. Il centro della candida rosa è dato dal raggio di luce divina che si riflette sulla superficie esterna del primo mobile. Tra la rosa dei beati e Dio fanno la spola gli angeli che distribuiscono la Grazia da gradino a gradino.

* Qui Beatrice ritorna al suo seggio e le subentra il mistico S. Bernardo, il quale rivolge una preghiera alla Vergine che intervenga presso Dio.

* La sostituzione significa che lo slancio mistico deve prendere il posto della teologia per poter "vedere" Dio.

* Dante si fonde con la divinità e coglie i grandi misteri: la Trinità e la doppia natura di Cristo.

 

 

       I                                                                                                  A